La 5BL al tribunale di Firenze alla commemorazione Bachelet,
ucciso dalle Brigate rosse 40 anni fa -
La storia processuale ha dimostrato che le Brigate rosse avevano decretato l’eliminazione a qualunque costo di Vittorio Bachelet, non tanto per il fatto che egli impersonava in quel periodo di così cruciale emergenza il Consiglio superiore della magistratura e, quindi, simbolicamente, l’intera magistratura, quanto piuttosto per il modo in cui lo stava impersonando, con nobiltà pari all’efficacia, con uno “stile” improntato all’assoluto rispetto delle opinioni altrui, rispetto che si basava su un pacato e paziente confronto, ed attuando un “modello” imperniato sull’idea di servizio, un servizio che la sua umiltà spingeva al punto di intenderlo riferito non solo alle istituzioni e alla società civile, ma pure ai colleghi.
Questo atteggiamento, anzi questo animus, di estrema disponibilità alla comprensione nei confronti di tutti i componenti del Consiglio, è la cifra del personaggio ed è stato la fonte prima di quell’atmosfera collaborativa prontamente instauratasi all’interno del Consiglio superiore, che dopo la sua morte permise al Csm di affrontare con dignitosa coerenza tanti momenti non solo difficili, ma anche difficilissimi, in piena spirale terroristica, segnata dal sangue di molti magistrati e di molti citttadini, passando attraverso le tormentose, agghiaccianti vicende del sequestro Moro.
La testimonianza di Bachelet è quella del cristiano chiamato ad impegnarsi in politica e che comincia con l'amare la propria città: infatti la città è laboratorio di convivenza, luogo di vita e di crescita delle relazioni umane… e un cattolico impegnato in politica è chiamato ad un supplemento di capacità di dialogo, tenuto conto che l'azione politica non consiste di per sé nella realizzazione immediata di principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in un determinata situazione. In sostanza, Bachelet – come ha sottolineato Rosy Bindi aveva una concezione ampia della dignità della politica come costruzione della città dell'uomo, con la paziente ricerca attraverso il dialogo di una convergenza unitaria. Una lezione di laicità nel solco del Concilio e della Costituzione, con quella che Bachelet chiamava «la spiritualità del ponte», visto che da cristiano si sentiva ancorato alla Chiesa, ma al tempo stesso solidamente piantato nella comunità civile e politica dei suoi tempi. In tal senso Bachelet non ci ha lasciato in eredità soltanto un'opera politica, ma piuttosto una lezione di metodo sulle esigenze della politica e sulle linee orientative dell'azione politica. In un momento in cui la Magistratura è attaccata ed è sempre al centro di questioni vitali per lo Stato, pensa che l'esempio e l'insegnamento di Bachelet possa contribuire ad indicare una strada praticabile da percorrere tutti insieme per il bene del Paese?

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